Acqua, anice e colori: il canto degli acquaioli tra le strade di Palermo
C’è un profumo che, più di ogni altro, sa di Palermo, è quello dell’anice mescolato all’acqua fresca, servita in bicchieri di vetro appannati dalla condensa.
È il profumo degli acquaioli, figure iconiche che per secoli hanno animato le piazze e i vicoli della città, trasformando un semplice gesto "dissetare" in un rituale di convivialità e tradizione.
Con i loro carretti dipinti, i bummuli, e i tavolini adornati di fiori e frutta, gli acquaioli non vendevano solo acqua e zammù (anice), offrivano un pezzo di storia, un sorso di memoria, un momento di incontro tra le persone.
In un’epoca in cui l’acqua corrente nelle case era un lusso e le fontanelle pubbliche erano punti di ritrovo, gli acquaioli erano i custodi di un’arte antica, tramandata dagli arabi e arricchita dalla fantasia siciliana.
Oggi, tra modernità e nostalgia, la loro figura sopravvive nelle fotografie sbiadite, nei racconti dei nonni e nelle feste popolari, a ricordarci che a Palermo, anche un bicchiere d’acqua può diventare poesia.
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